La dinamica, perché controllarla è fondamentale

Quando in musica si parla di dinamica, s’intende il complesso dei rapporti d’intensità sonora che si produce all’interno del discorso musicale, per esempio tra nota e nota, inciso e inciso, parte e parte, dal piano al forte, dal crescendo al diminuendo. Dalla dinamica dipende in larga misura l’interpretazione di un brano o di un’opera. Segni dinamici (o segni di espressione) sono quelli che regolano tutte le gradazioni d’intensità, dal pianissimo (pp) fino al fortissimo (ff) e sono stabiliti dall’autore/compositore come indicazioni da seguire per interpretare la musica per come è stata concepita.

Il cambiamento di dinamica può essere improvviso oppure progressivo: le famose espressioni testuali come cresc. (crescendo, cioè aumentando l’intensità sonora) e dim. (diminuendo) oppure le “forcelle” (< o >), servono proprio a indicare come deve avvenire questo cambiamento.

 

dinamica

Studiando l’aspetto psicoacustico della dinamica, possiamo facilmente intuire come questa sia un fattore importante per intervenire sull’attenzione dell’ascoltatore. Musica con livelli dinamici omogenei (come la musica di sottofondo in molti ambienti) può creare noia, assuefazione, indifferenza, abbassamento della soglia di attenzione, così come rilassamento e senso di familiarità. Invece, grandi contrasti dinamici (per esempio la contrapposizione tra uno strumento solo e un “forte” improvviso di tutta l’orchestra) creano agitazione, sorpresa, eccitazione e quindi risvegliano l’attenzione dell’ascoltatore.

Ovviamente non bisogna pensare che la dinamica sia un elemento fondamentale soltanto nella musica classica o nelle orchestre, che hanno tantissime possibilità espressive sia per il numero dei musicisti che per la varietà degli strumenti. La dinamica è altrettanto importante in tutti i generi musicali, anche se suonate in una rock band di quattro elementi con la fissa degli amplificatori “a chiodo” o se vi esibite in solo chitarra e voce. E non è un caso che una delle qualità più impegnative da raggiungere per un musicista sia proprio il controllo del suono nella gestione delle dinamiche. Soprattutto con gli strumenti acustici, chitarra e non solo, è una caratteristica determinante per la resa espressiva dell’esecuzione, una sorta di magia che mette in connessione il musicista con l’atmosfera della sala e lo mette al centro dell’attenzione. Anche quando si suona piano, il chiacchiericcio del pubblico non deve mai coprire la musica, altrimenti significa che l’interpretazione non riesce a colpire gli ascoltatori. Dal vivo e in studio è il compressore a venire in soccorso del chitarrista che suona uno strumento amplificato, proprio agendo sulla dinamica delle note.

È inutile ribadire che la tecnica esecutiva resta l’elemento chiave, ma gli strumenti amplificati possono contare su molti effetti aggiuntivi che consentono di controllare alcune qualità del suono. Gli effetti non servono soltanto a dare colore o potenza alla musica suonata, ma possono intervenire anche sulla qualità dell’esecuzione, come nel caso del compressore per chitarra, che ha la funzione di controllare la dinamica e aumentare il sustain.

dinamica compressore

La gamma dinamica del suono è il gradiente tra il livello più basso e quello più alto delle note. Il compressore è studiato proprio per controllare questa variazione, poiché alza le note sotto una certa soglia e abbassa quelle che stanno sopra, portando a una maggiore nitidezza nell’esecuzione. Mentre il distorsore riduce il range dinamico del suono, modificandone notevolmente anche la qualità e la pulizia, il compressore agisce in maniera più discreta, mantenendo (quasi) inalterate le caratteristiche iniziali del suono. Inoltre, grazie al parametro del sustain (il sostegno delle note), permette anche di prolungare la durata del suono, facendo sentire una nota anche dopo questa è già decaduta.

Il controllo della dinamica della chitarra può venire in aiuto anche in situazioni in cui il ruolo dello strumento è prevalentemente ritmico, perché consente di rendere più regolare il pattern eseguito. Bisogna fare attenzione, però, perché un compressore di qualità scadente o banalmente regolato male, rischia di influenzare il suono stesso della chitarra e, di conseguenza, la qualità dell’esecuzione.

Altro parametro importantissimo è l’attacco, cioè la regolazione della velocità d’intervento del compressore stesso. Nei generi che richiedono una parte ritmica pulita, come il country o il funk, l’attacco deve essere molto veloce per intervenire subito. Inoltre, studiando attentamente l’interazione del compressore con altri effetti, come il chorus, questi possono diventare molto più incisivi ed efficaci, regalando nuove sfumature alla musica eseguita.

Il compressore non esiste soltanto sotto forma di pedale per chitarra, ma sia dal vivo che in studio si presenta come unità rack, nella channel strip del mixer o virtualizzato all’interno dei software di produzione musicale. Per la sua funzione di controllo della dinamica del segnale audio, in studio è uno strumento fondamentale sia in fase di mixaggio sia in fase di mastering. Il compressore agisce sul segnale audio riducendo le variazioni di dinamica a partire da un determinato livello di soglia (threshold), abbattendo i picchi a seconda di un fattore (ratio) variabile. Abbattendo i picchi più alti di segnale, il livello complessivo risulterà più basso, infatti l’ultimo passaggio della compressione è un regolatore di guadagno in uscita (make-up gain) che consente di riportare il segnale al livello desiderato.

Nella maggior parte dei casi, un compressore permette di determinare anche i tempi di attacco e di rilascio: il tempo di attacco determina dopo quanti millisecondi entra in gioco la riduzione dinamica al superamento della soglia, mentre il tempo di rilascio determina il tempo necessario per ritornare alla dinamica originaria.

In tutti i generi della musica contemporanea il compressore è largamente utilizzato: se vi fosse mai capitato di assistere a una discussione tra fonici, sicuramente avrete perso il conto di quante volte la parola “compressore” sia stata pronunciata. In effetti, controllare la dinamica significa assicurarsi che un segnale non superi il livello di guardia, verso il basso o verso l’alto. Per esempio, può capitare di comprimere una voce per renderla più intellegibile o ridurre eccessive variazioni di volume, oppure può dare maggiore uniformità alla sezione ritmica (basso, cassa, rullante ecc.). L’uso del compressore, a volte persino in maniera estrema, risponde spesso a una scelta artistica in fase di mix, perché riesce a modificare le caratteristiche del segnale e quindi a “colorare” il suono.

Oltre che sulle singole tracce durante il mixaggio, il compressore è largamente utilizzato anche in fase di mastering, in particolare per ridurre ulteriormente i picchi di dinamica aumentando il livello generale percepito. Infatti, abbattendo i picchi più intensi e alzando il livello generale la dinamica del segnale si accorcia, ma l’orecchio percepisce un’intensità maggiore (loudness).

Il compressore non è l’unico mezzo per controllare la dinamica, ma è accompagnato da noise gate/expander e limiter.
Al contrario del compressore, il noise gate agisce sui livelli al di sotto di una determinata soglia, portando tutto il materiale sonoro inferiore alla soglia stabilita a un livello ancora più basso (o addirittura pari a zero). Il suo utilizzo principale è l’azzeramento delle parti indesiderate, come il rumore di fondo di un pedale o il rientro del rullante nel microfono della cassa. L’expander ha una funzione analoga, ma permette di definire in modo più dettagliato il livello di abbattimento del segnale (range) e il fattore di riduzione (ratio).

Invece, il limiter rappresenta una sorta di compressore “estremo” con lo scopo di impedire al materiale sonoro di superare un determinato livello di picco. In un certo senso la sua azione è drastica, perché semplicemente porta a un livello massimo predefinito tutti i picchi che superano una certa soglia (threshold). Questo strumento è indispensabile in quelle situazioni nelle quali il segnale non deve mai superare un certo livello, per esempio nelle trasmissioni radiofoniche o televisive.

[Foto di MaxiuB Chad Kainz e ArtBrom]

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