Al Di Meola, un musicista di mondo

Considerato uno dei più grandi “guitar hero” del panorama mondiale, il chitarrista americano (di origine italiana) Al Di Meola è apprezzato sia per le sue straordinarie doti tecniche sia per la capacità di portare il jazz su altri territori, contaminandolo con altri generi musicali. La sua corsa verso il successo è iniziata molto presto, portandolo alla ribalta come sfavillante jazzista fusion ancora prima di raggiungere la maturità artistica. Poco alla volta si è poi cimentato con altri stili musicali, come la musica latina acustica, raggiungendo altissimi livelli.

Nato il 22 luglio 1954 a Jersey City, in New Jersey, Di Meola ha frequentato per un breve periodo la prestigiosa Berklee School of Music di Boston all’inizio degli anni Settanta, prima di accettare nel 1974 un ingaggio come sostituto del chitarrista Bill Connors nel super-gruppo Return to Forever, apripista del genere fusion, che comprendeva alcuni mostri sacri del jazz come il pianista Chick Corea
e il bassista Stanley Clarke. E proprio in quel periodo la formazione aveva raggiunto i suoi maggiori successi commerciali, con alcuni album che sono ormai considerati capisaldi del genere: Where Have I Known Before (1974), No Mystery (1975) e Romantic Warrior (1976), che era schizzato subito nella Top 40 americana.

A quel punto Al Di Meola ha intrapreso finalmente una carriera solista, volendo testare le proprie capacità al di fuori di un gruppo
così importante e conosciuto. A quella decisione sono seguiti alcuni dei più raffinati dischi di jazz fusion e, in generale, alcuni dei più apprezzati capitoli nella storia della chitarra jazz: Land of the Midnight Sun (1976), Elegant Gypsy (1977, disco d’oro negli Stati Uniti), Casino (1977) e Splendido Hotel (1979).

Dall’incontro nel 1980 con altri due straordinari interpreti della chitarra, John McLaughlin e Paco de Lucía, è nato l’album Friday Night in San Francisco, la registrazione live di un concerto spontaneo e coinvolgente che vedeva sullo stesso palco tre modi d’intendere
la chitarra acustica. Uno spettacolo intensi come pochi altri nella storia della musica.

Nel corso degli anni Ottanta e Novanta Al Di Meola ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti, fra i quali persino ottenere il massimo dei voti annuali nei sondaggi della rivista americana Guitar Player. Nel frattempo, ovviamente, ha realizzato molti album da solista, consolidando la propria carriera con una fama mondiale, e ha collaborato con numerosi importanti musicisti.
Ha suonato con Stomu Yamash’ta, Paul Simon, Stanley Jordan, David Matthews e tanti altri, oltre a proseguire le proficui collaborazioni con alcuni dei “vecchi” compagni di viaggio, come Chick Corea, Stanley Clarke, Paco de Lucía e John McLaughlin,
che hanno sempre avuto parole di immensa stima nei suoi confronti.

Al-Di-Meola

Negli anni Novanta, in particolare, Al Di Meola ha abbandonato quasi completamente il mondo del fusion jazz per concentrarsi maggiormente sulla world music, dedicandosi quasi esclusivamente alla chitarra acustica. I più riusciti esempi di questo nuovo percorso musicale intrapreso dal chitarrista americano sono alcuni album come World Sinfonia, Di Meola Plays Piazzolla e Heart of the Immigrants.

Nel corso della sua prolifica carriera, Di Meola ha sempre mantenuto un approccio eclettico verso le musica. Molti dei suoi lavori discografici testimoniano proprio questa sincera apertura verso generi diversi, come Revisited (2003) e Consequence of Chaos (2006).
In Diabolic Inventions and Seduction for Solo Guitars, Vol.1: Music of Astor Piazzolla, come si deduce dal lunghissimo titolo, Al Di Meola si cimenta soltanto con interpretazioni di brani tratti dal repertorio del compositore argentino Astor Piazzolla, conosciuto soprattutto per il suo pionieristico stile del tango nuevo, che mescolava il tango argentino con tracce di jazz e musica classica. Nel 2008 ha pubblicato l’album He and Carmen, registrato dal vivo con la flautista Eszter Horgan, un altro esperimento riuscito, mentre nel 2011
è tornato alla musica latina e alla world music, in versione acustica, realizzando Pursuit of Radical Rhapsody insieme al bassista Charlie Haden e al pianista cubano Gonzalo Rubalcaba.

Nell’estate del 2013, dopo l’uscita del suo album tributo ai Beatles All Your Life, ha portato in tournée in tutto il mondo uno spettacolo intitolato Beatles and More insieme all’ensemble World Sinfonia, con l’aggiunta di un quartetto d’archi. In quell’occasione lo stesso
Di Meola ha dichiarato: “Ho chiuso il cerchio con questo progetto sui Beatles. Ho iniziato la mia vita amando i Beatles, e non ho mai smesso, proprio come un sacco di tanti altri chitarristi della mia generazione. Questo progetto è stato immensamente appagante.
Il sogno di una vita che si avvera, dopo una lunga attesa”.

Oltre che per la grande versatilità musicale e per l’apertura verso la contaminazione stilistica, Al Di Meola si è sempre distinto rispetto agli altri chitarristi fusion della sua generazione anche per la sua personale tecnica. Invece di preoccuparsi soprattutto di velocità e destrezza, abilità ritenute fondamentali in quell’ambiente, Di Meola ha sempre messo le sue doti tecniche al servizio della musica e delle sue sfumature. Nonostante la sua capacità di suonare ad altissima velocità, questa non è mai stata fine a se stessa, un puro esercizio, ma sempre funzionale allo stile e all’atmosfera del brano. Un approccio che si è rivelato vincente al momento di affrontare la tradizione latina con la chitarra acustica e che gli ha permesso di esplorare territori diversi con eccellenti risultati.

Quest’estate Al Di Meola sarà in tour in tutta Europa e toccherà anche l’Italia per un’unica data, il 6 agosto a Merano, presso il World Music Festival.

[Foto Michael Swan]