Come da secoli ci insegnano tutte le mamme del mondo, se vogliamo allungare la vita di un oggetto prezioso, economicamente o affettivamente, dobbiamo prendercene cura. Ogni chitarrista sa bene che il suo strumento è molto delicato e si merita attenzioni quotidiane, soprattutto se costruito con materiali pregiati. E sa anche che, ogni volta che suona, lascia sulla chitarra sudore, residui di pelle e sporcizia di vario tipo, senza contare l’onnipresente e invasiva polvere. Questi elementi sono estremamente dannosi per le diverse parti dello strumento, dalle corde, che possiamo facilmente sostituire, ai pickup e alle meccaniche, che possono arrugginirsi e incrostarsi, determinando danni ben più gravi.

Non lasciatevi abbindolare dalle pubblicità dei detergenti per mobili e superfici in legno “di tutti i tipi”. Non sono indicati per pulire la chitarra, che richiede invece prodotti dedicati, venduti nei negozi di strumenti musicali.

In particolare, le chitarre di liuteria acustica verniciate con lacche naturali sono delicate e vanno manipolate con cura, utilizzando soltanto poca acqua. Per stare tranquilli, nel caso sia necessaria una pulizia più approfondita, è meglio affidare la chitarra alle mani di un liutaio esperto per non correre l’inutile rischio di danneggiarla in maniera permanente.

In generale, per una passata veloce su tutte le componenti della chitarra dovrebbe essere sufficiente un panno morbido inumidito con acqua, ma se lo sporco da rimuovere è più ostinato, è meglio precedere con una pulizia più approfondita e scrupolosa. Anzi, si può approfittare dell’occasione per togliere (e poi sostituire) le corde e liberare la tastiera, così da poterla pulire senza ostacoli.

Considerando che il manico è il punto strutturalmente più problematico della chitarra, si merita un’attenzione particolare. Un ambiente eccessivamente umido o secco, una temperatura troppo elevata o, al contrario, troppo bassa possono far variare il suo angolo di curvatura, ma anche la posizione nella quale viene riposta la chitarra può agire in questo senso. Bisogna sempre riporre lo strumento nella custodia o negli appositi supporti a terra o a parete, senza dimenticare di verificare sempre che le corde montate siano adatte e non troppo tese, altrimenti contribuiscono a danneggiare il manico. Questa è la parte più soggetta al sudore delle mani, ma è anche semplice da pulire e asciugare sempre con lo stesso panno morbido e poco (pochissimo) umido. Al posto dell’acqua è meglio utilizzare l’olio di Tung o quello di limone (più facilmente reperibile), che va benissimo anche per le tastiere in palissandro o ebano, comunque non laccate. Purtroppo, la tastiera in palissandro, materiale molto poroso, è particolarmente soggetta allo sporco e magari talvolta è consigliabile rimuovere i residui più ostinati con batuffoli di ovatta o cotton-fioc, imbevuti di alcol denaturato, affrettandosi ad asciugare subito. Lo stesso procedimento può essere applicato anche alle tastiere in ebano. In casi veramente difficili si può ricorrere persino alla paglietta di ferro, scegliendo la più fine in commercio, che va passata fra i tasti seguendo le venature del legno.

Invece, nel caso di tastiera laccata (solitamente in acero) è sufficiente passare un panno in microfibra imbevuto di poche gocce d’acqua e poi asciugare con cura. Se la vernice trasparente è rovinata e la tastiera presenta delle zone scoperte a causa dell’usura, bisogna evitare di passarci con l’acqua, che altrimenti penetra all’interno e si lascia assorbire dal legno.

Per i singoli tasti, che tendono a ossidarsi per il sudore, non esiste una cura specifica, ma si può comunque ricorrere con perizia e dedizione alla solita paglietta di ferro molto fine, preoccupandosi prima di applicare intorno al tasto una maschera di nastro-carta isolante per non danneggiare il legno sottostante. Se proprio si vuole impressionare il pubblico in occasione di un concerto speciale, il tocco di classe è la lucidatura dei tasti con batuffoli di cotone imbevuti con apposito prodotto per metalli, cioè una crema densa leggermente abrasiva da rimuovere alla fine dell’operazione.

Per togliere la polvere sul ponte ed eventuali residui di sporco sul capotasto, si può utilizzare un pennello abbastanza morbido e non troppo grande, rigorosamente asciutto e pulito.

Prima di pulire il corpo, è meglio rimuovere la mascherina o i rings dei pickup per portare via la polvere accumulata con un pennello e poi rimontarli, prima di continuare. Nel caso di chitarre trattate con vernici poliuretaniche o in poliestere, l’operazione da compiere è molto facile: passare un panno in microfibra umido (possibilmente con acqua distillata), asciugare con un altro panno asciutto. Se invece il corpo è finito con vernice alla nitrocellulosa, che spesso si opacizza al contatto con la pelle, bisogna ricorrere addirittura a una crema abrasiva non eccessivamente aggressiva per riportare lo strumento alla sua originaria lucentezza.

Infine, per le parti metalliche come meccaniche e pickup l’arma vincente è l’olio di vasellina da passare con uno straccetto. In sostituzione, si trovano in vendita analoghi prodotti spray.

Prendersi cura del proprio strumento è fondamentale tanto quanto non trascurare la fidanzata, perciò la pulizia e la manutenzione della chitarra sono pratiche da inserire nella routine quotidiana, o almeno settimanale, soprattutto se l’attività musicale è intensa. È importante anche non sottovalutare i problemi, perciò è sempre meglio portare lo strumento dal liutaio di fiducia se si desidera un intervento completo e professionale.

[Foto di Roadside Guitars e Morgan]