La chitarra acustica è l’estensione dell’animo del musicista: idealmente le corde vibrano all’unisono con le emozioni dell’artista. Per ottenere la perfetta connessione tra suonatore e strumento bisogna che il talento e la parte tecnica siano accordati tra loro.

Oltre a perfezionare l’abilità manuale, il chitarrista deve scegliere il modello di chitarra acustica che sia più adatto alle proprie caratteristiche ed al tipo di tonalità che ricerca: non esiste una chitarra universale, ciascun chitarrista ha il suo modello preferito, ma spesso bisogna customizzare lo strumento per trovare il proprio sound.

Per orientarti sulla scelta della tua chitarra acustica puoi seguire i nostri consigli.

Il capotasto della chitarra acustica

Uno degli elementi che fanno la differenza nella personalizzazione del proprio strumento è il nut,  il capotasto della chitarra acustica.

Il suo nome ci spiega la sua importanza: il capotasto è il primo dei tasti della chitarra; è la struttura posta al termine della tastiera, dal lato della paletta, su cui appoggiano le corde all’uscita dalle meccaniche; il suo compito è dare alle corde la corretta spaziatura e trasmettere al manico le vibrazioni.

Il materiale di cui è costituito influenza il suono dello strumento principalmente per le note suonate a corda libera e per la differenza tra esse e quelle suonate sulla tastiera. Altri fattori influenzati dal modello di capotasto sono il sustain e la tenuta dell’accordatura della chitarra acustica.

Materiali e caratteristiche tecniche

L'importanza del capotasto della chitarra acustica
Il capotasto  viene detto anche ossicino, nut in inglese, perché originariamente il materiale con cui veniva costruito era l’osso. Oggi viene costruito in vari materiali che ricreano differenti effetti sonori.

In commercio si possono trovare i seguenti materiali, vediamo le loro caratteristiche principali:

Osso: forse il miglior materiale impiegabile per la costruzione del capotasto, unisce volume ed un’ottima sonorità su tutte le frequenze. Inoltre è indicato per la sua robustezza e per l’affidabilità dell’accordatura, specialmente se lubrificato periodicamente con grafite. Va fatto modellare su misura da un liutaio.

Avorio e Madreperla: molto simili all’osso per le caratteristiche tecniche, ma più costosi. Essendo leggermente più brillanti risultano più eleganti esteticamente. Anche loro vengono lavorati in base alla distanza tra le corde che si vuole ottenere ed al manico della chitarra.

Plastica: questo tipo di capotasti di solito si trovano montati su chitarre di basso valore economico; la loro qualità è bassa ed è consigliabile sostituirli in quanto si deteriorano facilmente e non hanno buone caratteristiche sonore.

Micarta, Delrin Corian: questi materiali sintetici suonano in maniera molto simile all’osso anche se non lo raggiungono come articolazione del suono e sustain. Sono però più omogenei di quest’ultimo, che per la sua natura organica può avere parti di differente consistenza che variano la qualità del suono.

Grafite: l’utilizzo di questo materiale è quasi d’obbligo nel caso venga fatto un utilizzo pesante del tremolo. La sonorità risulta bilanciata e tale sostanza offre un buon compromesso tra timbrica e prestazioni.

Graphtech: unisce alla grafite microscopiche particelle di Teflon che garantiscono una maggiore lubrificazione e una maggiore stabilità dell’accordatura; produce un suono molto simile a quello della sola grafite.

TusQ: si tratta del materiale sintetico che più si avvicina all’osso come sonorità; costituito da polimeri pressati ad altissime temperature, raggiunge quasi la densità e la sonorità dello stesso.

Ottone: si tratta del materiale più simile alla composizione del tasto stesso per cui quello in grado di garantire la minima differenza tra il suono della corda libera e quello della nota suonata sulla tastiera. Inoltre resiste molti anni prima di consumarsi al punto da dover essere sostituito ed è quasi impossibile romperlo. Richiede più tempo e lavoro per essere realizzato.

Acciaio: esistono in commercio anche capotasti realizzati in acciaio, dotati di cuscinetti o di piccoli supporti cilindrici dove appoggiano le corde. L’acciaio è un ottimo materiale se non siete in cerca di un suono particolarmente vintage e desiderate un po’ più di brillantezza.

Legno: poco usato sulla chitarra maggiormente in altri strumenti ad arco; di solito viene impiegato l’ebano per le sue qualità estetiche e per la resistenza rispetto ad altre tipologie di legno. Un punto a sfavore di questo materiale è la minore resistenza all’usura rispetto all’osso e ai materiali sintetici.

Il rapporto tra l’action e il capotasto della chitarra acustica

Essendo un meccanismo composto da più parti, ogni singola componente della chitarra acustica influisce sulle altre e sulla qualità globale del suono.

In particolare le caratteristiche del capotasto vanno ad influire sull’altezza e sul posizionamento delle corde, che dal lato opposto sono ancorate alla cassa di risonanza.

Vi abbiamo già parlato dell’action della chitarra, la distanza tra corde e manico, e di come possiamo regolarla: a un suo valore maggiore corrisponde una maggiore pulizia del suono, a discapito della suonabilità; se l’action risulta invece troppo bassa aumentano velocità e comfort, ma il suono è meno chiaro, si rischiano vibrazioni sgradevoli e si riduce il sustain della nota.

Prima di regolare l’action va quindi settato il capotasto della chitarra acustica. Sostituire da soli il nut può essere sconsigliato se non si è esperti, inoltre per i modelli che vanno lavorati conviene affidarsi a un liutaio, che saprà consigliarci il materiale più adatto al tipo di sonorità che abbiamo in mente.

[Foto di FreebirdRoadside Guitars]