Il sentiero che unisce chitarra acustica elettrificata ed effetti a pedale passa senza dubbio per Alex Britti, cantautore pop di successo, ma soprattutto chitarra virtuoso e creativo, cresciuto nel segno del blues. Famosissima e ammirata è la sua pedaliera, che spesso diventa anche la sua unica compagna di palco (insieme alla chitarre, ovviamente).

La pedalboard di Britti assomiglia a un’astronave, tanto è piena di effetti (e lucine e pulsanti), ma è proprio lei che gli consente di fare concerti da one-man-show e di regalare alla sua chitarra acustica un’incredibile ricchezza sonora. Volendo curiosare più da vicino, in questa celebre pedaliera possiamo trovare: un compressore DBX, un overdrive e booster volume Carl Martin, un pedale volume Ernie Ball, un wah wah Dunlop, un distorsore Bixonic Expandora II (modificato), un Tube Screamer Ibanez, un Chorus Ibanez, un Tremolo Boss, un Pitch Shifter Boss, un octaver Boss (modificato), due equalizzatori Boss, un delay Danelectro e un delay analogico Dynacord, un delay digitale Boss, un riverbero Rev 5 Boss, un campionatore Akai HeadRush (modificato) e un riverbero Lexicon PCM81.

Alex Britti (Foto: Minimi_Particolari)

Alex Britti (Foto: Minimi_Particolari)

È ovvio che la pedalboard di Alex Britti rappresenta un caso limite, poiché è stata studiata da un chitarrista con esigenze particolari dal punto di vista del suono e dell’arrangiamento e che ama lasciare il pubblico dei suoi spettacoli a bocca aperta.

Tuttavia, qualsiasi chitarrista dotato di acustica elettrificata può divertirsi a provare qualche effetto a pedale per dare maggiore varietà e profondità al proprio modo di suonare, indipendentemente dalla tecnica. Non serve dire che, prima di pensare agli effetti, è meglio preoccuparsi di saper suonare decentemente.

Se dovessimo ipotizzare la “pedaliera-tipo” per il chitarrista acustico, questa potrebbe comprendere una serie di elementi di base, che infatti sono molto diffusi e utilizzati, come un accordatore (per esempio, l’accordatore cromatico Polytune prodotto dalla TC Electronic), un chorus (per esempio il Boss Chorus Ensemble), un riverbero (per esempio il Boss Digital Reverb), una loop station (come la Loop Station della Boss) e un pre-amplificatore (per esempio il Para Acoustic della LR Baggs). L’utilità dell’accordatore è scontata, ma anche gli altri pedali sono abbastanza essenziali e permettono di assemblare una sorta di kit di base, soprattutto per performer solisti (o solitari): il chorus simula la compresenza di più sorgenti dello stesso tipo, il riverbero contribuisce a creare un ambiente circostante e quindi fa atmosfera, mentre la loop station consente di costruire “infinite” strutture sonore sulle quali improvvisare. Infine, il pre-amplificatore è necessario per avere una resa sonora ottimale e, in particolare, il Para Acoustic della LR Baggs è indicato per le chitarre acustiche dotate di piezo, perché riesce ad amplificare la chitarra in maniera consistente senza stravolgere il suo suono naturale.

Una pedaliera assemblata con effetti singoli presenta alcuni vantaggi interessanti. Innanzitutto, è versatile e modificabile, lasciando la possibilità di aggiungere o rimuovere i vari elementi, i quali sono tutti regolabili singolarmente. Inoltre, non è difficile da usare né da gestire (mi raccomando, massima attenzione ad alimentatori e cavi!). È vero che una pedaliera di questo tipo può essere ingombrante, ma il maggiore svantaggio è forse quello economico: mettere insieme gli effetti singoli fino a realizzare la nostra “piattaforma” di suono ideale può essere molto costoso, se si scelgono prodotti di qualità medio-alta. D’altronde, comprare prodotti scarsi per risparmiare non è certo la soluzione migliore quando si tratta di suono, perché sarà proprio quest’ultimo a rimetterci e, insieme a lui, la musica che si esegue e la performance in generale. Allora che cosa si può fare, se non si ha a disposizione un budget abbastanza elevato? Esistono sul mercato delle soluzioni più economiche, come processori, pre-amplificatori e multi-effetti pensati appositamente per la chitarra acustica.

Uno dei più apprezzati multi-effetto fra quelli dedicati all’acustica è lo Zoom A3, che l’azienda giapponese ha lanciato sul mercato all’inizio dell’anno scorso per ovviare alle ridotte possibilità di scelta per il chitarrista acustico rispetto al chitarrista elettrico. Il suo obiettivo, proprio a detta della casa madre, è di ricreare il “vero” suono della chitarra che si sta suonando. Le combinazioni tra le 16 tipologie di body e le 28 simulazioni acustiche permettono di riprodurre tutte le minime variazioni timbriche date dalla forma e dai materiali costruttivi, restituendo un suono ricco e ben connotato. Basti pensare che i 28 modelli di chitarra acustica sono stati creati prendendo in considerazione, oltre alla forma del corpo, anche la catenatura e il tipo di legno (mogano, abete, palissandro ecc.). Lo Zoom A3 è dotato di un pre-amplificatore progettato appositamente per chitarra acustica, che può essere utilizzato con pick-up piezoelettrici, magnetici e passivi. Inoltre, la presenza di ingressi microfonici XLR con alimentazione phantom e jack 1/4” permette di collegare un microfono e mixare il segnale con quello del pick-up, così da avere un suono molto naturale. La sezione pre-amp dispone di un equalizzatore a tre bande e di una manopola Balance per impostare il rapporto tra suono originale (Dry) e suono effettato (Wet). Infine, le dimensioni ridotte lo rendono facilmente trasportabile anche all’interno della custodia della chitarra.

Insomma, non è vero che il chitarrista acustico non può togliersi qualche sfizio in materia di pedali, l’importante è che sia attento a scegliere quelli più adatti al suo strumento e al suo suono. Questo non significa che non possa sperimentare e provare anche effetti apparentemente pensati per altri scopi e per altri generi musicali. Tornando alla cara pedaliera di Alex Britti, è ancora lei a dimostrare che a una chitarra acustica si può attaccare persino un distorsore, se si desiderano un suono molto vicino a quello dell’elettrica e un’atmosfera più grintosa (basta fare attenzione ai feedback, magari allontanando l’amplificatore o utilizzando il “tappa-buca”). Soltanto la scarsa curiosità può rappresentare un limite alla voglia di sperimentazione e alla ricerca dell’originalità.

[Foto di ZoomJohn Athayde]