Il momento di salire finalmente su un palco, essere illuminato dai riflettori ed esibirsi davanti a un pubblico (pagante o no, non è importante) è quello che ogni musicista sogna fin dal primo giorno in cui comincia a suonare. Tuttavia, insieme all’adrenalina e all’esaltazione per le luci della ribalta, non mancano un po’ di ansia da prestazione e un filo di preoccupazione per gli aspetti tecnici del concerto. Il soundcheck è più importante della doccia e della cena, non va dimenticato.

Se prendiamo in esame il chitarrista acustico, possiamo facilmente immaginare che la sua più grande preoccupazione sia l’amplificazione del proprio strumento in modo che il suo suono non subisca distorsioni indesiderate e che tutta la sala possa sentire bene le note prodotte.

Esistono diversi modi per amplificare una chitarrista acustica dal vivo e altrettante scuole di pensiero su quale sia il migliore e il più affidabile. In realtà è difficile individuare un’unica soluzione ottimale, poiché la resa dei vari sistemi di amplificazione dipende da alcuni fattori variabili, come le dimensioni del locale e la sua struttura, l’ampiezza e la collocazione del palco, la presenza di altri strumenti in contemporanea. E bisogna tenere in considerazione anche altri elementi più “personali”, come la tecnica prevalentemente usata in concerto (fingerstyle, strumming, slide…) e persino il budget a disposizione.

La prima soluzione da considerare, quella che fino a qualche anno fa era praticamente una scelta obbligata, è l’utilizzo del piezo o undersaddle pickup, il quale è posizionato sotto la selletta e capta le vibrazioni del top, trasformandole in suono. Con un centinaio di euro si possono acquistare piezo passivi e attivi (preamplificati con pila a 9 volt), ma ovviamente se si cerca l’alta qualità bisogna essere disposti a spendere qualcosa in più. Oltre al vantaggio di essere un sistema economico, il piezo ha anche quello di essere di facile installazione e di semplice utilizzo, ma il suo difetto principale è di rendere il suono un po’ “plasticoso” e artificiale, non proprio naturale.

Invece, se si sceglie di applicare alla chitarra acustica un pickup a contatto, si può ottenere un suono molto più naturale e convincente. La spesa sarà più elevata, ma la resa sonora sarà sicuramente migliore (non solo nel caso della chitarra, ma anche di altri strumenti acustici cordofoni).

In alternativa si può utilizzare un pickup magnetico installato alla buca, che rappresenta ancora oggi una delle soluzioni più diffuse e apprezzate anche in ambito professionale. Se fino a pochi anni fa erano principalmente affidabilità e praticità a determinarne la scelta, oggi, come si richiede in molti generi e stili esecutivi di grande attualità, dipende soprattutto dalla caratteristica timbrica, potente e definita, ottenuta anche grazie all’evoluzione di elettroniche più sofisticate e di sistemi ibridi in grado di gestire contemporaneamente diversi rilevatori. Anche il pickup magnetico è facile da montare e resiste bene al feedback, inoltre ha un’ottima resa in attacco ed è consigliato spesso da chitarristi che suonano con accordature aperte e bottleneck.

kaki king on her acoustic guitar

La soluzione preferita dai chitarristi acustici, ma soprattutto dai tecnici del suono, resta il microfono, che è in grado di restituire all’ascoltatore un suono naturale, caldo e avvolgente, e non dà particolari problemi nemmeno a chi sfrutta le percussioni sulla cassa della chitarra, oltre che stili come strumming e fingerpicking. Il vero difetto è l’attitudine del microfono al feedback, soprattutto se ci si trova a suonare in situazioni amatoriali, con impianti e attrezzature di bassa qualità e magari pure senza fonico che possa risolvere eventuali problemi in tempo reale. Naturalmente, se intorno al chitarrista acustico ci sono altri musicisti, può accadere che il suo microfono capti anche gli altri strumenti, generando così seri problemi di gestione. Inoltre, il microfono esterno rappresenta una grossa limitazione alla libertà di movimento sul palco, mentre esistono numerosi sistemi che prevedono un microfono interno alla buca. 
In poche parole, il chitarrista acustico dotato di una buona attrezzatura, che si esibisce su un vero palco da solo ed è affidato a un bravo fonico, può scegliere serenamente di usare un microfono per amplificare la sua chitarra. Altrimenti, dita incrociate per tutta la serata.

Infine, non bisogna trascurare la possibilità di sfruttare dei modelli ibridi, elaborati nel corso degli anni dai grandi produttori di pickup per chitarre acustiche e composti da più sorgenti installate contemporaneamente in un unico sistema, così da accorpare i vantaggi dei vari mezzi di amplificazione e limitarne i difetti.
 Molti chitarristi prediligono proprio questi sistemi di pickup o piezo e microfono insieme, considerandoli i più performanti per la dimensione live.

Ora, una volta scelto finalmente il sistema più adatto alle proprie esigenze, bisogna soltanto decidere se entrare direttamente nel mixer o collegare la chitarra a un amplificatore dedicato. Nel primo caso, è bene bilanciare il segnale attraverso una DI box e aiutarsi con una spia sul palco, mentre per valorizzare al massimo il proprio suono anche all’interno di una band di più elementi è consigliabile un amplificatore dedicato.

[Foto di dearbarbie e Fabrizio Sciami]